Pacem in terris

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14,27)


  

Custodi della Pace nel Creato

 


Chi siamo

Nell’ambito della Pastorale giovanile della “Parrocchia personale per i migranti - Santo Stefano Maggiore” di Milano, a partire dall’ottobre 2021, alcuni giovani, provenienti da varie parti del mondo, hanno sviluppato un percorso di riflessione sulla pace, sfociato nella costituzione del «Laboratorio Pacem in terris» (in spagnolo: «Equipo Pacem in terris»; inaugurato l’11 ottobre 2022, LX anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.

Il progetto, già abbozzato dal «Piano di pastorale giovanile parrocchiale per il quinquennio 2019-2024: “Che tutti siano uno” », era stato sospeso a causa della pandemia; ora invece l’invasione dell’Ucraina e la grave crisi che ne è scaturita (a tutti i livelli: militare, alimentare, ambientale…) ci hanno spronato a realizzarlo con una certa urgenza

Consapevoli anzitutto di come per noi cristiani la pace non sia un valore astratto, né semplicemente un dovere morale, per quanto importante, bensì una persona: Gesù stesso, secondo quanto scrive l’apostolo agli Efesini: «Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia» (2,14); e ricordando che, la sera di Pasqua, le prime parole da lui rivolte ai discepoli furono: «Pace a voi!» (Gv 20,19): parole che lette in continuità con le ultime pronunciate sulla croce: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30) offrono una chiara rivelazione della sua missione, abbiamo voluto fissare ancor più intensamente lo sguardo su lui, perché la nostra comprensione della Pace ed ogni iniziativa che potessimo intraprendere avessero in lui in suo inizio e il loro compimento. Nelle sue parole, nei suoi gesti, nel suo stile e nel suo atteggiamento.

Consapevoli peraltro di come sia pericolosamente facile arroccarsi su posizioni ideologiche, più preoccupate di difendere le proprie convinzioni che di lasciarsi mettere in discussione dal grido di dolore di quanti vedono calpestati i propri diritti o, peggio, dalla sofferenza silenziosa di coloro che non hanno nemmeno la forza di urlare (in primis i bambini, vittime innocenti di tutti i conflitti, dell’ingiustizia strutturale del sistema imperante e della violazione dell’ambiente), assumiamo quale prospettiva da cui analizzare e giudicare la realtà il punto di vista degli oppressi che resistono nei nostri paesi d’origine, memori che: «Assumere il punto di vista degli oppressi resistenti sulla storia e la civiltà attuale significa in primo luogo fare propria la loro causa, perché essa è moralmente e politicamente più giusta… L’emarginato infatti ha interesse a smascherare la violenza della quale è vittima ed a far trionfare la luce»1.

Abbiamo perciò individuato otto aree: ambiente, conflitti, diritti umani, economia, mobilità umana, nonviolenza, politica, spiritualità della pace, per le quali ci siamo ripartiti i compiti. Volendo inoltre sensibilizzare i nostri coetanei, ma anche l’intera Comunità parrocchiale e quanti fossero interessati, il materiale raccolto o prodotto – debitamente selezionato – sarà offerto sotto forma di rassegna stampa mensile e tramite i social.

Ci siamo infine proposti di condividere momenti di questo cammino con quanti volessero farsi nostri “compagni di strada”: liberi da pregiudizi e dogmatismi; disposti al confronto e desiderosi di collaborare a possibili progetti comuni.




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